Formazione medica: criticità e orizzonti

Mercoledì 13 marzo 2019 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati si è tenuta una conferenza stampa sul tema “Formazione medica: criticità e orizzonti”.  La conferenza è nata dalla necessità di intavolare un confronto sul percorso di formazione dei giovani medici tra rappresentanti degli studenti, rappresentanti degli specializzandi di area medica, rappresentanti del mondo politico e rappresentanti del mondo medico sanitario, al fine di trovare delle soluzioni alle emergenze e grosse problematiche della formazione medica in materia di accesso allo studio, abilitazione, specializzazione e regionalismo differenziato in sanità.

In rappresentanza della popolazione studentesca è intervenuto il Dott. Giuseppe L’Abbate, componente del CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) e del CUN (Comitato Universitario Nazionale), appartenente al gruppo consiliare “Confederazione degli Studenti – UniLab”. “In tema di formazione specialistica” ha sottolineato L’Abbate nel suo intervento “chiediamo che le politiche del governo siano omogenee su tutto il territorio, orientate alla qualità certificata del percorso e che i posti disponibili, tutti con gli stessi oggettivi requisiti di accesso, siano coerenti con il numero di accessi al corso di laurea in medicina, con il numero di laureati, con le carenze reali e non con le esigenze di cattedre degli accademici ma soprattutto non vengano considerate come tappabuchi a tempo determinato per le falle del sistema.

Tra le sigle dei rappresentanti degli specializzandi di area medica era presente quella del “SIGM – Segretariato Italiano Giovani Medici” che, con l’intervento di un suo portavoce, ha ribadito la necessità di risoluzione immediata dell’imbuto formativo, svilente e grande minus per l’aspirante specialista o medico di medicina generale, nonché la necessità di una tempestiva programmazione con prospettiva almeno decennale del numero di accessi al corso di laurea pari al numero di contratti/borse per la formazione post lauream, la necessità di riqualificazione del corso di formazione specifica in medicina generale in vera e propria specializzazione con una creazione di skills tali da garantire un core curriculum omogeneo, la necessità di creare di un concorso unico con unica graduatoria di merito per Specializzazioni-MG in modo da evitare inutile spreco di borse e quindi risorse, la necessità di difendere la qualità della formazione medica attraverso un miglioramento degli standard di accreditamento atti a garantire alla popolazione italiana una sanità di valore.

Alla conferenza hanno preso parte attivamente anche l’On. Vito De Filippo e Paolo Siani e i Sen. Paola Boldrini e Stefano Collina, la Sen. Paola Binetti, l’On Marcello Gemmato, l’On. Manuel Tuzi, e, per il mondo accademico, il Vice Presidente della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Prof. Giuseppe Familiari. È il segno tangibile di quanto le criticità relative alla formazione medica e professionale siano sentite e necessitino di attenzione.

 

[INTERVENTO DEL DOTT. GIUSEPPE L’ABBATE]

Autonomia differenziata in tema di formazione

L’art. 116 della Costituzione, comma terzo, prevede che la legge ordinaria possa attribuire alle regioni non a statuto speciale “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” sulla base di un’intesa fra lo Stato e la regione interessata.

Su queste presupposti, nelle ultime settimane l’iter per definire l’attribuzione dell’autonomia differenziata a Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, già avviato da anni, ha subito un’accelerazione.

L’autonomia differenziata consentirebbe l’attribuzione alle regioni di competenze statali riguardo ai principi fondamentali in materia di salute e ricerca scientifica. In particolare per quel che riguarda la formazione medica la nuova proposta attribuirebbe maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione, incluse la programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi e l’integrazione operativa dei medici specializzandi con il sistema aziendale.

Per la Lombardia l’autonomia si estenderebbe alla determinazione del numero dei posti dei corsi di formazione per i medici di medicina generale. Sarebbe prevista la possibilità di stipulare, per i medici, contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” da intendere come strumento alternativo all’accesso alle scuole di specializzazione

Sarebbe prevista la possibilità di stipulare accordi con le università del rispettivo territorio per l’integrazione operativa dei medici specializzandi con il sistema aziendale e per rendere possibile l’accesso dei medici titolari del contratto di “specializzazione lavoro” alle scuole di specializzazione.

È evidente che consentendo autonomia su questi temi, verrebbe meno l’omogeneità dei percorsi di formazione su tutto il territorio nazionale, già a partire dall’accesso, sia da un punto di vista culturale che contrattuale.

Sarebbe infatti prevista una nuova modalità di ammissione al percorso di formazione medico-specialistica. Si tratta di un passo indietro rispetto al traguardo raggiunto solo pochi anni fa, e non senza sforzi per combattere i tentativi di ostruzionismo baronale, di un concorso uguale su tutto il territorio nazionale che ha consentito, da cinque edizioni ad oggi, agli aspiranti specializzandi di tutta Italia di concorrere, in base al punteggio conseguito, per tutte le borse messe a concorso nelle Scuole di Specializzazione di Italia.

Sarebbero inoltre differenti i criteri di selezione, presumibilmente con la possibilità solo per i residenti o gli iscritti agli ordini professionali che insistono sul territorio regionale di concorrere per tali nuove forme di contratto, come già avviene per l’accesso alle canoniche borse di specializzazione finanziate dalle Regioni: non solo, l’aspetto più grave riguarderebbe la selezione degli stessi medici aspiranti specializzandi, che di fatto potrebbero ritrovarsi di nuovo selezionati con criteri poco trasparenti o meritocratici e che non darebbero ad ogni candidato le stesse possibilità in partenza.

Non da sottovalutare inoltre il fatto che i contratti di “specializzazione lavoro” sarebbero ben diversi dai contratti di formazione specialistica attualmente in essere. Svuotati dal forte indirizzo formativo e più orientati invece alla professione, si configurerebbero come una scappatoia a doppio senso: le regioni si assicurerebbero manodopera a basso costo da inserire nelle aziende del territorio, magari per coprire le carenze di organico, mentre i medici esclusi dal concorso nazionale troverebbero una possibilità di impiego che sarebbe pura illusione.

Più volte e da più parti è stato richiesto di implementare il sistema dell’accreditamento così da uniformare la formazione specialistica in tutto il territorio nazionale, estendendolo anche ai corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, e rendendo al contempo più stringenti le attività di monitoraggio degli Osservatori Regionali.

Il pericolo derivante dal regionalismo differenziato è proprio quello di svincolare anche la formazione specialistica dal meccanismo virtuoso di controllo e continuo miglioramento e di conferire potere, anche in questo ambito, ai potentati sindacali locali senza alcuna tutela per la qualità della formazione e, in ultimo, per la salute dei cittadini.

Vanno piuttosto incrementate le risorse per i contratti di formazione specialistica e allo stesso tempo serve vigilare sulla qualità delle scuole di specializzazione perché garantiscano gli standard minimi di formazione. Non è abbassando i criteri di accreditamento e diminuendo i diritti dei medici in formazione specialistica che si migliora il sistema salute del Paese. Non è creando medici di serie B che si sopperisce alle carenze di medici, soprattutto se tale carenza viene valutata solo sulla base del turnover e non settata sulle reali esigenze del Sistema Sanitario del futuro.

In tema di formazione specialistica chiediamo pertanto che le politiche del governo siano omogenee su tutto il territorio, orientate alla qualità certificata del percorso e che i posti disponibili, tutti con gli stessi oggettivi requisiti di accesso, siano coerenti con il numero di accessi al corso di laurea in medicina, con il numero di laureati, con le carenze reali e non con le esigenze di cattedre degli accademici ma soprattutto non vengano considerate come tappabuchi a tempo determinato per le falle del sistema.

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